14 agosto 2011

Olio Johnson



Stavolta Dio l’ha fatta grossa. Forse pensa di poter fare quello che gli pare e di poter calpestare chiunque. Ma con me ha sbagliato e ora la pagherà. Io lo fotto. Me ne sbatto che lui è Dio.

Prima di conoscere Marzia battevo dalle parti di Gianturco. Battevo per comprarmi l’eroina. Non è che ero proprio ricchione. Avevo solo bisogno di soldi.

Quando sei gay per necessità, psicologicamente e analmente non sei mai del tutto pronto ad essere inculato. Quindi, ti serve un aiuto. Qualcosa che permetta al pene del cliente di turno di entrare senza troppa difficoltà e che permetta a te di sopravvivere al dolore, specie quello delle prime volte.
I travestiti più sofisticati si servono del Luan, una pomata anestetica che si usa in ambito medico. Quelli come me, le checche raffazzonate alla meno peggio, usano l’olio Johnson.

Tamara, una mia ex collega, diceva sempre che il lubrificante è importante anche per capire chi è il cliente con cui stai avendo a che fare. Se è uno sano di mente o piuttosto uno squilibrato.
Mostrandomi il suo flacone di lubrificante, infatti, Tamara diceva: «Se quando gli proponi di usare l’olio lui rifiuta, allora devi stare attenta. Sei davanti a una persona potenzialmente malvagia». Con la sua voce baritonale, resa grottesca dalla cura di ormoni, aggiungeva «Se una persona ha bisogno di sapere che ti sta facendo male per provare piacere, allora c’è qualcosa che non va. E devi stare pronta a fargli molto male, prima che lui lo faccia a te!».

Marzia mi ha trovato nel modo in cui di solito ti  trova la Provvidenza. In un modo che dopo non sai spiegare. Poi ci siamo innamorati, e io sono diventato una persona quasi normale. Ho iniziato ad andare in chiesa con lei. A fare volontariato come faceva lei. E a quel punto vaffanculo l’olio Johnson, vaffanculo l’eroina e vaffanculo pure a Tamara che mi trasmetteva la sua saggezza di strada.

Se pensa di potermi dare Marzia e poi di potersela riprendere senza andare incontro a nessun tipo di ripercussione, vuol dire che non è poi tanto onnisciente, il coglione. Mi sa che ha preso il cazzo per la banca dell’acqua. E io gliela faccio pagare, giuro su D… su di lui!

Marzia e io dovevamo sposarci a fine anno.
Un mese fa, prendendo a pretesto una pausa sigaretta dopo un bocchino con  l’ingoio, Marzia mi dice: «Non mi sposo più». Poi aggiunge: «Non con te».
E fra le sue lacrime e i miei silenzi, Marzia mi dice che ha sentito la Chiamata. Che vuole farsi monaca di clausura.
«E il pompino che mi hai appena fatto?», le ho chiesto sbalordito.
«E’ stato un pompino d’addio», la sua risposta colma di fede.

Marzia diventa la sposa di Dio. La sua schiava. La sua serva. Probabilmente s’inginocchierà davanti a lui e glielo prenderà in bocca. Mi ha rubato la donna, quel bastardo!

I primi mesi sono pura illusione. Vivo immaginando che da un momento all’altro Marzia possa ricomparire piangendo e chiedendomi scusa. Dicendo che ha fatto un errore di valutazione, che vuole stare con me, che le sono mancato da morire. Rivedo costantemente il film dei nostri giorni insieme, quelli passati e quelli futuri. Vedo lei vestita da sposa, vedo la torta nuziale, le fedi, la vita.

L’ultimo, disperato, tentativo lo faccio proprio durante la cerimonia di proclamazione. Quando Marzia, prendendo i voti perpetui, diventa una sposa di Dio a tutti gli effetti.
Le suore sono tutte dietro a una grata. La prima, materiale, divisione dal mondo dei “normali”. La prima linea di demarcazione tra chi vive di passioni terrene e chi cerca di elevarsi a un livello superiore.

Alla cerimonia c’è un sacco di gente. Quasi tutti in lacrime. Quasi tutte lacrime di finta gioia.
Noto gente che si sporge e si alza in punta di piedi per cercare di riconoscere, oltre la grata, la propria suora. Tutti, in cuor loro, sanno di stare perdendo per sempre una persona amata. Una figlia, una nipote, una cugina, un’amica, una fidanzata. Quella che per le suore è una festa, per i parenti delle novizie è un funerale. Un rituale crudele che sancisce ufficialmente la scomparsa di una donna dalla faccia della società civile. Come se fosse stata inghiottita da un buco nero, e amen.

Dio non può mettere al mondo una persona, farla vivere in una comunità per venti o trent’anni e poi toglierla di mezzo. Richiamarla a sé, come se morisse, ma senza farla morire. C’è qualcosa di perverso in tutto ciò, qualcosa di sadico.

E così, mentre Marzia è seduta dietro la grata e un’altra monaca più anziana le sta per tagliare i bei capelli ricci, nel silenzio generale dico: «Marzia non farlo!». Grido: «Torna con me».
Con due lacrime che le esplodono negli occhi, Marzia sussurra il mio nome: «Gianni». Dalla sua gola che è un violino scordato, esce di nuovo lo stesso flebile lamento: «Gianni».
Sembra quasi che la posso convincere e allora urlo più forte: «Sei tu che mi hai salvato, ora non puoi mollarmi. Io lo so», continuo a gridare, «io lo so che quello non era un pompino d’addio!».
Risata generale, mormorii indignati. Vengo accompagnato alla porta da alcuni parenti delle altre suore.
Mentre esco, sento il suono delle forbici che rimbomba nell’enorme sala.
La prima ciocca è andata.
Marzia e io non esistiamo più.

Rivoglio l’olio Johnson, l’eroina e i consigli di Tamara. Rivoglio Gianturco, il falò di penumatici e il mio marciapiede. Rivoglio i fumi verde-alieno della mia periferia.

Dopo alcuni mesi di riflessione sono giunto alla conclusione che allo stronzo presuntuoso, a Dio, devo fargli abbassare la cresta. Occhio per occhio, dente per dente.
Se c’è una cosa che l’Onnipotente non sopporta è la concorrenza. Per questo ha mandato Lucifero all’inferno, perché vedeva in lui un pericoloso avversario. Vedeva in Lucifero qualcuno in grado di convincere la gente a fare i suoi voleri.

Passato il primo periodo di sconforto e di depressione, decido di adottare la tecnica del far finta che non è successo niente in attesa che si presenti il momento migliore per colpire. Continuo a lavorare. Continuo ad andare a messa tutte le domeniche. Continuo persino col volontariato in parrocchia. Continuo la recita, in attesa dell’occasione giusta per vendicarmi.

«La settimana prossima avremo una gradita sorpresa», dice il prete a fine messa, prima della benedizione. «Verrà a trovarci il Vescovo per espletare il possesso canonico».
Quel frocio perso del Vescovo. Il Monsignore più chiacchierato della storia della mia città.

Dio mi toglie Marzia e io gli mangio una pedina.
Un servo in meno alla sua corte.
Un generale in meno nel suo esercito.

La celebrazione fatta da quella checca laida del Vescovo è una palla colossale. Un bradipo eleverebbe l’ostia con maggiore celerità. Il Vescovo deve appartenere alla vecchia scuola. Forse pensa che andare a rilento coi gesti conferisca a questi ultimi maggiore solennità.
Secondo me serve solo a far addormentare i vecchietti.

Al termine della messa entro nello studio del parroco, che per l’occasione è stato riservato al Vescovo come camerino per cambiarsi d’abito. Quando lui entra io sono seduto, con le gambe accavallate. Non indosso niente di trascendentale, solo una delle mie vecchie parrucche.
«Chi sei? Che vuoi?», chiede lui stupito.
Io non rispondo. Gli inchiodo nelle pupille il mio sguardo concupiscente e mi alzo in piedi.
Nella mano destra strigo una confezione di olio Johnson.
«Chi sei?», chiede di nuovo lui leggermente incazzato.
«Sono uno che ha qualcosa di bello da offrire», gli rispondo calmo girandomi di spalle per mostrargli il mio fondoschiena fasciato da un jeans attillato.
«Vattene!», tuona lui.
«Cacciami tu!», gli rispondo con la mia voce da ex battona di strada, «Vieni qui, mettimi le mani addosso e cacciami fuori. Se ne sei capace».
Lui si avventa su di me ma io gli cingo la vita con le braccia. Lo stringo. Sento che gli viene duro. Lui si finge ancora un po’ incazzato ma io lo bacio.

Pochi secondi di finta colluttazione, e vengo sbattuto col petto sulla scrivania del parroco coi jeans abbassati fino alle caviglie. Monsignore ce l’ha già di marmo. Sbottona la patta dei suoi pantaloni.
«Maledetto! Tentatore maligno e bastardo!», grugnisce lui mentre prova a dare il primo affondo.

Il primo contatto con la sua cappella secca e robusta, quel primo accenno di dolore, mi fa capire una cosa importante: la vita delle persone non cambia mai, non può cambiare.
Non esiste il riscatto. Non esiste la redenzione. Non esiste la salvezza.
«Prova a usare questo», dico a Monsignore sventolando la confezione di olio Johnson.
Lui lo afferra bruscamente, senza mai smettere di spingere. Osserva la confezione e poi lo lascia cadere a terra. Allunga una mano sul mio collo, stringe forte. Mi tira leggermente il capo all’indietro. Sbattendomi forte la faccia sulla scrivania, dice: «Stai zitta puttana!». Ruggisce: «Tu devi solo pensare a prenderlo nel culo!».

“Se quando gli proponi di usare l’olio lui rifiuta, allora devi stare attenta. Sei davanti a una persona potenzialmente malvagia”.

In seguito all’impatto con la scrivania, inizio a perdere sangue dal naso.
Sento un dolore allucinante al buco del culo.
Guardo il Cristo crocifisso appeso alla parete. Abbozzo un mezzo ghigno di sfida.
Occhio per occhio Gesù Cri’.
Stringo le palpebre premendole forte contro gli occhi. Raccolgo la forza, la rabbia e il coraggio tutti in un respiro e grido: «Aiuto!». Grido più forte: «Aiuto, mi sta violentando!».
Lui prova ad uscire ma io stringo le chiappe.
La gente entra.
Ci guardano tutti. Compreso il parroco della mia parrocchia. Compreso alcuni dei ragazzi che fanno volontariato in chiesa con me. Certe labbra si schiudono per lo stupore, certe altre si storcono per il ribrezzo.
Stringendo i denti dal dolore e fingendomi maledettamente sconvolto, sibilo: «Ha detto che voleva solo parlarmi! Ha detto che avevo un viso familiare… poi mi è saltato addosso…».
Il Vescovo non parla. Il cazzo gli diventa moscio quasi subito e mi esce dal culo.
Gli occhi cattivi e impressionati sono tutti su di lui.
Alcune gocce di sangue precipitano dal mio naso alla scrivania.
Mentalmente, penso: «Alleluia!».

11 commenti:

DelfinottaCucciola88 ha detto...

La lettrice segreta ha deciso di lasciare un commento ;)
Non so esprimere in questo momento quello che provo quando leggo i tuoi racconti (soffro di perdita di termini, purtroppo :S).
Cmq è piacevole leggerli.
Non è facile che una lettura mi prenda... Insomma, ti faccio i complimenti a modo mio xD

Snuff ha detto...

Grazie Marcella, mi fa piacere che tu sia "uscita allo scoperto" e che ti piacciano i miei racconti. Spero di risultare "piacevole" da leggere anche in futuro. A presto.

Francesca! ha detto...

Sono veramente innamorata di quello che scrivi,davvero..complimenti!

Snuff ha detto...

Grazie mille Francesca. Ringrazierò personalmente il Cupido della letteratura che di tanto in tanto fa innamorare la gente dei miei racconti! :)

Anonimo ha detto...

Ciao, mi chiamo Luisa, ti ho scoperto tempo fa tramite la mente contorta e mi sei piaciuto fin da subito, poi sei napoletano come me, ho detto tutto!!!
Mi piacciono i tuoi racconti, anche se lasciano una lieve nota di amarezza dopo averli letti. Ho salvato la tua pagina nei preferiti per controllare ogni giorno se hai scritto qualcosa, riesci a coinvolgermi ogni volta, anche se i tuoi protagonisti sono perlopiù pazzi!Complimenti mi piaci molto!

Snuff ha detto...

Ciao Luisa, mi fa piacere che nonostante l'amarezza che ti lasciano i miei racconti tu riesca comunque a trovarci qualcosa di bello e coinvolgente. Per quanto riguarda gli aggiornamenti, ti consiglio di iscriverti al feed, basta inserire la tua mail nell'apposito riquadro che c'è di lato. Così ti arriveranno sempre i racconti che pubblico di volta in volta. Grazie, comunque, per le belle parole che mi hai scritto. Spero di leggerti ancora. Ciao.

Anonimo ha detto...

COMPLIMENTI............ FRASI, PENSIERI, TERMINI E USI CHE APRONO LA MENTE.. IL TUO COMPAGNO DI BANCO.

Snuff ha detto...

Compagno di banco? Un aiutino no? :) Comunque, chiunque tu sia, grazie mille!

Anonimo ha detto...

Complimenti Dani... sempre emozionante leggerti. Ciao.

Francesca! ha detto...

Ok, è il momento di scrivere altro! Mio dio, dopo un pò diventi una droga!

Anonimo ha detto...

Quoto Francesca! Abbiamo bisogno di un racconto nuovo!!

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